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giovedì 26 gennaio 2012

l'amica geniale

Lila sapeva che avevo quella paura, la mia bambola ne parlava ad alta voce. Per questo, proprio nel giorno in cui senza nemmeno contrattare, solo con gli sguardi e i gesti, ci scambiammo per la prima volta le nostre bambole, lei, appena ebbe Tina, la spinse oltre la rete e la lasciò cadere nell’oscurità.
Sei la mia amica geniale, dice Lila ad Elena, devi essere la più brava, di maschi e femmine. E proprio ad Elena, protagonista di L’amica geniale, ultimo romanzo di Elena Ferrante ambientato nei pieni anni ’50, ai confini di una Napoli in cui “è così da sempre: si taglia, si spacca e poi si rifà, e i soldi corrono e si crea fatica”, Lila ha sempre affidato silenziosamente il compito di diventare quello che lei non potrà mai essere.
Ovvero una donna che vede riconosciuta la sua intelligenza e bravura negli studi. Perché “ciò che doveva cambiare, secondo lei, era sempre la stessa cosa: da povere dovevamo diventare ricche, da niente che avevamo dovevamo arrivare al punto che avevamo

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